“In quale punto della vita ci si perde? Quando si smarrisce il senso di quello che abbiamo fatto e di quello che ci rimane da fare? Ci facciamo trasportare dall’inutilità di mille cose senza curare più la nostra anima. Il lavoro e quella inutile voglia di mostrarsi, mostrarsi migliori di quello che siamo, sfoca tutto e non si riesce più a intravedere l’inizio e la fine nella nebbia dei momenti persi e mai più ritrovati.” Il Libro – Osvaldo Giustozzi è un uomo all’apparenza mediocre che ha condotto una vita altrettanto mediocre. Fa un lavoro eternamente uguale a se stesso come redattore in una famosa rivista e la sua giornata da sempre, come per tanti, è scandita da una routine che non lascia scampo: dormire, lavorare e cercare nel tempo rimanente di infiammare la pochezza su cui si basano le giornate. Roberto Del Balzo
Arrivato alla soglia dei cinquant’anni decide di dare le dimissioni. Vuole solo una libertà che sembra non avere mai avuto, senza pensare al futuro o alle conseguenze.
Osvaldo sente l’urgenza di ritornare a vivere e spezzare le catene invisibili che lo tengono legato a una scrivania tutto il giorno, obbligato a convivere con colleghi miseri e tristi, un coacervo soffocante di personaggi soggiogati dalla vanità e dalla voglia di emergere scavalcando tutto e tutti.
Quello che doveva essere solo l’ultimo giorno di lavoro, le ultime otto ore passate in attesa di consegnare la lettera di dimissioni, prenderà una forma inattesa e a tratti drammatica e sarà il momento per elaborare non solo il suo passato ma per riflettere sul senso ultimo dell’uomo, le sue passioni e le sue rinunce.